Espansione · 1 settembre 2026

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Allerta sul futuro dell’olio norvegese: rischio crescente per la domanda globale

Man sitting in empty airport waiting area
Eric Prouzet / Unsplash

Il capo della ricerca di DNV, Sverre Alvik, ha lanciato un avvertimento durante la conferenza ONS: la crisi prolungata nello Stretto di Hormuz, dovuta alla guerra tra Iran e altri attori regionali, sta aumentando il rischio di una riduzione permanente della domanda di petrolio a livello mondiale. Secondo Alvik, la chiusura prolungata dello stretto, che rappresenta una delle principali vie di transito per il petrolio mediorientale, sta già influenzando i prezzi e la disponibilità dell’oro nero, spingendo molti paesi a elettrificare più rapidamente i propri parchi auto, anche in mercati meno maturi. Questo cambiamento strutturale potrebbe accelerare il raggiungimento del picco della domanda di petrolio entro cinque anni, se la crisi dovesse protrarsi ulteriormente.

La guerra in Medio Oriente ha ridotto drasticamente il flusso di petrolio verso i paesi importatori, creando una situazione di incertezza che sta spingendo molti governi e aziende a rivedere le proprie strategie energetiche. Alvik sottolinea che, mentre la domanda di gas naturale norvegese rimane stabile grazie alle forniture via gasdotto verso l’Europa, il petrolio norvegese rischia di subire un calo più marcato. Il gas, infatti, gode di vantaggi competitivi come la sicurezza delle forniture e un minore impatto climatico rispetto al gas liquefatto trasportato via nave, mentre il petrolio norvegese non può contare su simili privilegi.

Equinor, Aker BP e Vår Energi hanno annunciato un accordo per intensificare le attività di esplorazione nel Mare del Nord, con l’obiettivo di contrastare il previsto calo della produzione norvegese. Secondo le ultime stime del Direttorato del Mare del Nord, la produzione potrebbe dimezzarsi entro il 2050 nello scenario base, ma le incertezze sono elevate: in uno scenario ottimistico, la produzione potrebbe mantenersi al 65% dei livelli attuali, mentre in uno scenario pessimistico scenderebbe al 5%. Le tre società puntano a nuovi grandi giacimenti per stabilizzare l’offerta e ridurre la dipendenza dalle fluttuazioni geopolitiche.

Alvik ha evidenziato come la domanda globale di petrolio sia destinata a raggiungere un picco nei prossimi anni, soprattutto a causa della rapida elettrificazione dei trasporti su strada, che rappresenta circa il 50% del consumo mondiale di petrolio. L’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) ha già delineato scenari in cui il consumo di petrolio si stabilizza intorno al 2030 se verranno rispettati gli impegni politici attuali, mentre potrebbe continuare a crescere fino al 2050 in assenza di politiche più incisive. La crisi nello Stretto di Hormuz, se dovesse protrarsi, potrebbe anticipare ulteriormente questo scenario, costringendo i produttori di petrolio a confrontarsi con una domanda in calo.

Nonostante le incertezze, Alvik ha ribadito che la Norvegia rimarrà un fornitore chiave di gas naturale per l’Europa nei prossimi decenni, grazie alla sicurezza delle forniture e ai vantaggi climatici delle pipeline rispetto al gas liquefatto. Tuttavia, per il petrolio, il quadro è più complesso: la Norvegia non gode di vantaggi competitivi significativi rispetto ad altri paesi produttori, e la crisi attuale sta ulteriormente aumentando i rischi per il settore.

E24 ha riportato la notizia.