Finanziamenti · 21 settembre 2026

Quattro giganti dell'intelligenza artificiale sono finiti sotto accusa per presunta collusione nella regolamentazione dello sviluppo

modern lounge interior with plants and chairs
Copernico / Unsplash

Un tribunale federale del distretto settentrionale della California ha accolto una denuncia presentata da consumatori abbonati ai servizi di intelligenza artificiale di Anthropic, OpenAI, SpaceXAI e Google. L'azione legale, identificata come Buist v. Anthropic PBC con numero di caso 3:26-cv-10693, accusa le quattro società di aver coordinato illegalmente le proprie attività per rallentare l'avanzamento tecnologico. Tra i demandanti figurano gli utenti Cheyenne Hunt, gli avvocati Charles Buist e Nick Spetsas, nonché Christine Bullock, assistiti dagli avvocati di Trial Lawyers for Justice guidati da Nick Rowley. I ricorrenti chiedono il riconoscimento di una azione collettiva, l'adozione di un'ordinanza restrittiva contro le società e una sentenza che dichiari la violazione delle norme antitrust federali.

La controversia trae origine da un articolo pubblicato il 12 settembre dal CEO di Anthropic, Dario Amodei, in cui invitava l'intero settore a collaborare per "imporre un ritmo al progresso dell'intelligenza artificiale" e a "limitare lo sviluppo non controllato". Amodei ha precisato che il suo invito non implica l'arresto delle attività di addestramento dei modelli, ma richiede un'accelerazione più equilibrata delle capacità, con adeguati tempi per le verifiche di sicurezza. Ha proposto l'adozione di valutazioni effettuate da terzi, il rafforzamento della cooperazione tra le imprese e una maggiore coordinazione a livello internazionale.

Il messaggio di Amodei è stato accolto da diversi leader del settore. Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, ha condiviso l'idea di regolare il ritmo delle innovazioni di frontiera, mentre Elon Musk di SpaceXAI e Demis Hassabis, cofondatore di DeepMind di Google, hanno espresso sostegno alle linee guida proposte. Secondo i ricorrenti, queste dichiarazioni pubbliche rappresentano una prova di un accordo segreto tra concorrenti per limitare la velocità di miglioramento dei prodotti, comportamento che violerebbe il primo articolo della Sherman Antitrust Act.

I querelanti sostengono inoltre che, se le aziende dovessero rallentare l'iter di aggiornamento dei propri servizi, i consumatori si troverebbero a pagare gli stessi prezzi per versioni meno avanzate dei prodotti, subendo un danno diretto ai propri interessi. La richiesta principale consiste nell'ottenere un'ingiunzione che impedisca alle società di continuare con le pratiche accusate di collusione e nella conferma giudiziaria della violazione delle norme antitrust statunitensi.

Gli avvocati di parte, guidati da Nick Rowley, hanno dichiarato che il caso intende tutelare il pubblico da "accordi autarchici" tra le più potenti aziende tecnologiche a scopo di lucro, soprattutto in un periodo in cui il rischio di catastrofi globali, come un conflitto nucleare, è mai stato così elevato. Hanno sottolineato la necessità di una giustizia trasparente e responsabile, capace di far fronte a minacce esistenziali per l'umanità.

La società ITHome ha riportato l'evento, sottolineando l'importanza della vicenda per il futuro della regolamentazione dell'intelligenza artificiale.